La pallida libertà delle democrazie.

di Massimo Chiucchiù

In questo intervento scrivero’ della profonda crisi in cui versano le rappresentanze
parlamentari in molti paesi del mondo, ed in vista di un prossimo collasso ecologico
causato dal riscaldamento globale e dall’inquinamento, a cui politica e tecnologia
non hanno saputo dare risposte, mostrero’ il ruolo negativo del Potere come
paradigma di una societa’ in crisi che potrebbe trovare riscatto attuando i principi
dell’ecologismo anarchico di stampo libertario.

In qualsiasi direzione volgiamo il nostro sguardo, dall’America Latina, all’ Africa ,
ad Honk Kong, in Libano cosi’ come in Europa, assistiamo a continue contestazioni
delle classi politiche dominanti, non tanto o non solo in chiave economica, come poteva
succedere normalmente nel secolo passato, ma secondo una matrice che contesta la
messa in pericolo della liberta’ individuale e del diritto negato a partecipare alla
vita pubblica al di fuori degli schemi mainstream messi in atto dai media di “regime”,
come le tv di stato o i giornali foraggiati sempre da lobbies strettamente collegate alle
classi dominanti. In Libano , per esempio, è scoppiata una mezza rivoluzione a causa di
una tassa apposta sulla messaggistica istantanea watshapp a carico dei fruitori;
od ancora, abbiamo sotto gli occhi i continui scontri ad Honk Kong, dove i giovani
universitari difendono con le unghie e con i denti gli ultimi rimasugli delle libertà
personali strangolati da un regime che somma in sè tutto il peggio del marxismo
condito da un neoliberismo selvaggio che vede nel lavoro l’unico sbocco per realizzare
una vita degna. Ed ancora, i ragazzi di piazza Tarhir,al Cairo, che contestano quella falsa
democrazia parlamentare che nasconde una vera e propria dittatura militare, che fa tanto
comodo all’Occidente. In Europa abbiamo tanti esempi, specialmente nei paesi latini,
come Podemos in Spagna, Le Camicie Gialle in Francia, Cinquestelle e “Sardine” in Italia.

La manifestazione delle sardine in piazza verdi davanti al treatro Massimo, Palermo, 22 novembre 2109. ANSA/IGOR PETYX

Il movimento delle Sardine ne e’ un esemplificazione plastica: nati dalla messaggistica
della rete internet, si radunano nelle piazze delle nostre citta’, senza alcuna bandiera
politica, per il piacere di ritrovarsi insieme fisicamente, per contarsi, per ribadire che
non accettano le narrazioni catastrofiste e minacciose dei politici, sempre impegnati
in una continua campagna elettorale e mai ad occuparsi dei problemi per cui sono stati
eletti, in un continuo rimando tra aspettative neglette e problemi irrisolti.

Quindi si puo’ dire che c’e’ un vento nuovo che scuote i palazzi del potere di
Washington, Roma, Parigi, Il Cairo, ed e’ il vento della contestazione delle rappresentanze
democratiche. Le persone non accettano piu’ le narrazioni e le ricette politiche che le
classi dominanti corrotte e colluse ci propinano tutti i giorni per conservare il loro potere.
Questa crisi di rappresentanza ha origini molto lontane nel tempo.

Quando, in seguito alla Rivoluzione Francese, nel diciottesimo secolo nacquero le ideologie
politiche che contribuirono alla formazione dei moderni stati europei, si era convinti che le
sorti della storia fossero indubitabilmente destinate a migliorare le condizioni di vita dei
popoli. L’deale socialista privilegiava l’uguaglianza, le pari opportunita’ per i cittadini, così
come l’ideale liberista gli contrapponeva la liberta’ dell’individuo.
La via anarchica era la piu’ completa ed anche la piu’ solida filosoficamente: per l’anarchismo
tali valori sono del tutto inscindibili e non possono che darsi contemporaneamente. Non vi
può essere libertà senza uguaglianza nè uguaglianza senza libertà. Ma ciò che soprattutto
lo distingue dalle altre dottrine politiche è che per l’ Anarchismo non esiste un’ umanità
astratta, che invece è rilevante nelle analisi delle tesi socialiste o liberali, ma esistono i singoli
uomini concreti, con le loro istanze e con le loro competenze.
Il pensiero anarchico, pertanto, diversamente dalle altre dottrine politiche, non ritiene di aver
compreso per via filosofica la natura dell’uomo e non si considera legittimato a prescrivere un
codice morale, un’etica di comportamento che implichino diritti e doveri uguali per tutti.
Nell’anarchia e’ di fondamentale importanza l’autodeterminazione dell’individuo, che è unico
e diverso da tutti gli altri, è il suo totale diritto di scelta, di consenso, di rifiuto.
Una filosofia della libertà.
Non tragga in inganno questa conclusione, perchè l’ anarchismo non deriva da riflessioni astratte di qualche intellettuale e filosofo, ma è un pensiero che si nutre di azione, di impegno, legato strettamente alle vicissitudini proprie e delle persone della comunita’ di cui si fa parte.
Bakunin o Kropotkin non inventarono il pensiero anarchico, ma lo scoprirono nelle masse oppresse e sfruttate, chiarendole e divulgandole.

Ma la storia, come sappiamo, ha seguito un altro corso rispetto alle speranze libertarie. Gli anarchici sono serviti a sparigliare le carte, essendo i più motivati nel cercare il cambiamento, per poi essere abbandonati o traditi , come è successo nell’Ucraina di Nestor Machno, nella Catalogna repubblicana del 1936 fino ad oggi con il tentativo nel Rojava curdo. Non realizzandosi mai nella pratica storica l’ideale anarchico, nell’ opinione pubblica il termine Anarchia viene sempre definito sinonimo di caos, confusione, disordini, violenza. La martellante campagna denigratoria dei marxisti all’alba della scissione tra Marx e Bakunin nel 1872, ed eclatanti attentati compiuti a cavallo del 1900 ,come il regicidio dello zar Alessandro II di Russia nel 1881, o quello Umberto I di Savoia nel 1900 per mano di Gaetano Bresci, i cosidetti tirannicidi come atti simbolici della strategia di lotta anarchica, dettata chiaramente dalla violenza dei regimi dell’epoca, hanno fatto il resto, rendendo negletta ed antisociale qualsiasi iniziativa libertaria.
Eppure nel farsi della storia, nel cambiamento intervenuto nelle società Occidentali, nelle
migliorate condizioni economiche di larga parte dei cittadini dei paesi più evoluti, nel riconoscimento dei diritti individuali e nel ripudio delle discriminazioni riguardanti il genere, l’orientamento sessuale, il credo religioso, dicevamo in questa eco si rintraccia il rispetto anarchico per ogni singolo individuo della società.
Ma ciò non è sufficiente. Il grande nemico dell’ Anarchia è il potere. Potere che nelle democrazie è declinato come quello di una maggioranza su una minoranza. Ci siamo abituati, quasi come un cambiamento antropologico, a dar credito all’ idea che i rapporti tra persone siano da sempre mediati e basati sul potere dell’uno sull’altro.
L’ etimologia della parola è molto chiara e si può ricondurre al verbo latino Poteo, che indica la capacità di fare qualcosa.Nel tempo e nella consuetudine ha assunto l’accezione di capacità di imporre il proprio volere a qualcun’ altro, secondo un’ottica di responsabilità paternalistica data dalla radice “Pa”.
Il potere così enunciato ci ricorda in continuazione il fatto che l’individuo che gli si assoggetta vivrà sempre una condizione di subalternità quasi infantile, impossibilitato a qualsiasi percorso di crescita e miglioramento, negando alle radici la possibilità di farsi uomo tra uomini.
Se iniziassimo a cancellare parole come potere, autorità e le sostituissimo con il termine autorevolezza, (autorevolezza, dal latino gravitas, si basa su una qualità riconosciuta a chi, dimostrando un atteggiamento partecipativo piuttosto che direttivo, ha la capacità di coinvolgere gli altri e influenzarne i comportamenti)
la stessa che in società arcaiche si attribuisce per esempio agli anziani o ai più esperti, noteremmo che una società senza potere e con un governo condiviso è possibile.
Non è possibile, invece, una società senza leggi, ma quest’ ultima non sarebbe neppure etimologicamente anarchia, quanto piuttosto Anomia, assenza di norme.

Gli anarchici insistono molto su questo punto, perchè si rendono conto che il potere, con i suoi cascami avvelenati, come violenza, invidia, intolleranza, individualismo, instaura un danno, un vulnus, che modifica radicalmente i rapporti di aggiustamento naturale (ordine naturale) a cui tendono le forme di organizzazioni sia biologiche che culturali (come le società).
Hobbes non avrebbe scritto nel Leviatano la famosa invettiva homo homini lupus se fosse stato a conoscenza delle scoperte successive in campo biologico antropologico, sociologico, psicologico, in cui in Natura si delinea il principio paradigmatico della collaborazione come principale forma di strategia di sopravvivenza.
La stessa Teoria dell’Evoluzione ha subito, nel Neodarwinismo, sostanziali modifiche che hanno di molto attenuato la perentoria affermazione della sopravvivenza del più adatto. Senza troppo allargare i confini del ragionamento, l’ uomo, come altri primati, è essere sociale e realizza il suo sè più profondo nelle relazioni con gli altri simili in armonia con l’ambiente.
Quali altre prove dobbiamo ancora accumulare dopo i dati sull’ inquinamento naturale, sul riscaldamento globale, sulle violenze che imperversano in società troppo competitive, oppure l’isolamento dei giovani hikikomori, specchio di un patologico isolamento a cui siamo tutti costretti da società spersonalizzanti, dicevo quante prove dobbiamo ancora accumulare per concludere che viviamo in una società sull’ orlo di un implosione senza rimedio?
Il mondo non deve essere regolato da una serie di apparati burocratici nè da istituzioni sociali, portatrici di logiche di potere, ma da comunità radicate nel territorio e dalla collaborazione reciproca. L’Anarchismo esige una disciplina dura, ma è una disciplina serena perchè non demanda a funzionari ed è attivata dalla forza della persuasione, dalla convinta adesione al principio di giustizia sociale.
Pur essendo per definizione ideologia sincretica, cioe’ in cui tutti i valori di libertà, uguaglianza, diversità, solidarietà, si tengono insieme come valori inscindibili, l’Anarchia oggi, a mio parere, presuppone come preminente il concetto di libertà, perche’ e’ il principio irriducibile nel tentativo di oltrepassare le logiche del potere di qualsiasi governo.
Per questo motivo il Libertarismo americano, molto piu’ dell’Anarchismo europeo, corroborato dal pensiero del suo padre nobile David Henry Thoreau, risulta essere piu’ prodigo di proposte innovative, rispetto all’asfittico dibattito che caratterizza oggi il panorama europeo, da tempo ostaggio dell’impostazione preminentemente economica in merito a logiche di uguaglianza e solidarietà. Abbiamo gia’ scritto sul tentativo di Murray Bookchin di chiarire i profondi legami
tra ecologia e libertà, cosi’ come scrivemmo sulla proposta di Paul Goodman e dell’approccio gradualista.

Certo, altre proposte appaiono sospette come quelle del Libertarianismo di Murray N. Rothbard, ma rimane il fatto che la scena libertaria americana e’ risultata molto più feconda di quella europea, considerando anche l’influenza che le sue idee hanno avuto nella cultura underground americana, nei poeti e scrittori della beat generation ed anche nelle proteste del 1968 che hanno avuto inizio nelle università americane.
Thoreau e’ famoso soprattutto per due libri: Walden, vita nel bosco e Disobbedienza Civile, in cui l’autore spiega che i cittadini non devono obbedire al loro governo se sono profondamente contrari alle sue politiche. La visione di Thoureau del rapporto dell’uomo con la natura e del cittadino all’interno della società si è fortemente inserito nell’ immaginario collettivo americano,
lo stesso del mito della frontiera e dell’autodeterminazione.
La disobbedienza come atteggiamento passivo di protesta, insieme alla non collaborazione, sono principi che hanno profondamente influenzato anche grandi pensatori come Lev Tolstoj o Ghandi, introducendo nelle pratiche libertarie il concetto di nonviolenza,
su cui nell’anarchismo europeo si è poco dibattuto, eppure cosi’ preminente riguardo alle logiche di libertà.

Libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta(Dante: canto primo Purgatorio)

Chissà se queste folle di giovani che protestano in ogni parte del mondo, per i motivi all’apparenza più disparati, non siano intimamente uniti dalla ricerca di libertà cosi’ poeticamente tratteggiata del Sommo Poeta. Il dubbio sulle loro istanze pare lecito . Sembra che più che desiderosi di autodeterminazione siano impegnati a chiedere qualche forma di elargizione, senza mettere in discussione il rapporto di potere Governo-cittadino, identificato in una burocrazia pervasiva ed onnipresente. Bisogna operare un distinguo in merito ai “Friday
for Future” di Greta Thumberg, impegnati formalmente ma anche praticamente in azioni volte ad evitare spreco ed inquinamento, che sono la cifra di questa falsa civiltà opulenta. Comunque se son rose fioriranno, gli autentici libertari hanno il dovere di crederci, e’ più giusto credere in un’utopia che in un mondo distopico in cui non si riesce a riconoscere l’altro da noi.

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