La via anarchica di Murray Bookchin

Di Massimo Chiucchiu’

 

Comprendere Murray Bookchin significa integrarlo nel flusso storico dell’anarchismo sociale, specialmente quello di impronta russa, Kropotkin e il suo mutuo appoggio, ma anche nel più generico Illuminismo francese, con la fede che ha sempre nutrito nella capacità razionale dell’uomo. Certo, non tutto l’ Illuminismo era accettato da Bookchin come salvifico: “-l’Illuminismo del XVIII secolo aveva limiti non indifferenti, eccesso di razionalismo, meccanicismo, dualismo, ciononostante ha lasciato alla società valori ed ideali eroici.-”
Ed ancora: -” l’Illuminismo ha concepito l’idea di un interesse umano generale, contrapposto al provincialismo feudale……..
La più preziosa eredità lasciata dall’illuminismo e’ la concezione di un umanità come unità in una società libera, accomunata da ragione ed empatia-.”
Essendo intellettuale del ventesimo secolo, Bookchin è stato tra i primi ad innestare nel generico corpus dell’anarchismo libertario il concetto di ecologia, trapiantato nella pratica della società ecologica. Dobbiamo ricordare che il nostro autore viene da una tradizione culturale americana profondamente coinvolta in concetti come libertà e natura: esempio John Muir oppure H.D. Thoureau e la sua Disobbedienza Civile.
Il fascino della libertà e della natura incontaminata con cui l’uomo deve avere un rapporto paritario, vengono accettati di default da Bookchin e da tanti altri anarchici d’oltreoceano, con posizioni come il Primitivismo o la proposta provocatoria di Akim Bey. Ma Bookchin rimane legato in maniera ortodossa all’analisi sociale, bollando come” tentazioni antirazionali teistiche, antisecolari”certe manifestazioni scaturenti in seno ai movimenti femministi ed ecologisti.
Proprio il carattere ambiguo dei nostri tempi, la mancanza di identità individuale e di senso sociale, la perdita di fiducia in caratteristiche umane come il pensiero concettuale e sistematico, l’attacco diffuso contro la ragione, la scienza e la tecnologia come portatrici di soluzioni ai problemi, sono viste come matrici della condizione caotica in cui è piombata la società attuale.
Rifiutando la semplice contrapposizione tra società e natura, Bookchin afferma in primis che-” Tutti i problemi ecologici sono problemi sociali e non semplicemente il risultato di concezioni religiose, spirituali o politiche-“
L’emergere della società è un fatto naturale che trae la sua origine dalla biologia della socializzazione umana. “-I rapporti di sangue madre figlio e le cure parentali protratte nel tempo ci dicono che siamo in presenza non semplicemente della riproduzione biologica, ma della riproduzione della società stessa.-” La partecipazione il mutuo soccorso, la solidarietà, l’empatia, sono caratteristiche dei primi raggruppamenti umani, che in seguito si sono formalizzati in vere e proprie strutture sociali sempre più complesse.
L’ecologia sociale deve mostrare, secondo Bookchin, in quale momento dell’evoluzione sociale si sono prodotte queste rotture che hanno portato la contrapposizione tra società e mondo naturale.

Il trauma che ha prodotto Il dualismo società- natura, è da ascriversi all’emersione delle gerarchie nelle prime società umane. Il dominio dell’uomo sull’uomo è venuto prima dell’idea di dominare la natura.L’ ecologia sociale chiarifica come le gerarchie, in natura, sono proiezioni dei nostri sistemi di controllo sociale. In campo animale il dominante è occasionale: lo stesso termine di gerarchia, etimologicamente parlando, ha significato sociale, non zoologico; indica il livello in cui erano indicati dapprima gli Dei e in seguito le strutture del clero.
C’è un continuo forviante tentativo di individuare nel mondo naturale un carattere etico. L’intenzionalità e la volontà animale sono troppo limitate per produrre un etica.
L’ecologia sociale evita i semplicismi delle concezioni dualistiche marxiste e la rozzezza del riduzionismo ecologico, che fa tabula rasa della cultura umana. Le società organiche preletterate erano formate sul principio del “minimo irriducibile, sull’arte della persuasione, sull’ uguaglianza sostanziale ed infine sull’usufrutto”. Le risorse disponibili a chiunque ne avesse bisogno. A spezzare questo equilibrio tra pari, la logica e i dati antropologici a nostra disposizione suggeriscono che la causa sia scaturita dal prestigio accumulato dagli anziani, che appaiono essere coloro che hanno dato il via ai primi sistemi istituzionalizzati di comando ed obbedienza.
La differenziazione gerarchica, rimodellando le relazioni esistenti nelle società preletterate, ha dato origine ad un sistema di status, in anticipo all’emersione di relazioni strettamente economiche, che stanno alla base dell’analisi sociale marxista. La gerontocrazia, a giudizio di Bookchin, è stata la prima forma di gerarchia ed il primo caso in cui la conoscenza di dati, tecniche di sopravvivenza è diventato territorio esclusivo degli anziani dei villaggi. Anche il ruolo della donna, dapprima paritario, dato che molte società arcaiche erano matricentriche , vedi il culto della dea madre, è franato in posizione subalterna rispetto allo status dell’anziano saggio.

La successiva svolta storica, che incontriamo è stata l’emergere delle prime città, ambito territoriale in cui le affinità ancestrali, basate sui vincoli di sangue, sono state sostituite dal luogo di residenza e vincoli economici.
“-La gerarchia è entrata a far parte integrante dell’inconscio umano, mentre le classi sociali diventano l’aspetto più rilevante di un umanità conflittuale e divisa-“.
Terza ed attuale svolta storica é quella dell’avvento degli stati nazionali e del capitalismo industriale. Tutto questo incedere storico, nota Bookchin, non è stato così lineare come sembrerebbe ad una superficiale analisi storica, ma pieno di deviazioni, di compromessi, di contaminazioni che risultano superflue in una trattazione così sommaria e rapida rispetto alla ponderosa ricerca antropologica dell’autore.
Basta, ad esempio, ricordare il bivio in cui si è ritrovata l’Europa medievale quando poteva muoversi nella direzione di una Confederazione di città stato, come avvenne nel episodio storico della sconfitta del Barbarossa ad opera delle città dell’Italia settentrionale. Per Bookchin le città italiane nel Medioevo rappresentano un esempio mirabile di come si dovrebbero organizzare i consorzi umani attraverso un consesso di municipalità In equilibrio. Durante il periodo successivo c’erano forze non irrilevanti che tendevano ad inibire lo sviluppo e l’ascesa del capitalismo, come i consorzi artigianali che privilegiavano la cooperazione rispetto alla competizione.
“-L’ideale del limite, la fiducia nella Grecia classica, nella aurea mediocritas non ha mai perso interamente la propria influenza.-”

Purtroppo la storia non si fa con i “se” e con i “ma”, sappiamo tutti com’è andata a finire. La situazione catastrofica in cui si trova il nostro pianeta, tra effetto serra e cambiamenti climatici, inquinamento dei mari, rischio estinzione per molte specie viventi, porta Bookchin a postulare che il capitalismo sia inemendabile, irreformabile, essendo intrinseca alla sua natura l’uso e l’abuso delle risorse naturali. Bisogna volgersi verso nuove, o antiche, forme di rapporti sociali. Per questo l’autore nega legittimità a quelle organizzazioni ecologiste che svolgono attività parlamentare, legittimando con questo lo Stato e le sue funzioni.
Stato che, nella riflessione dell’autore,non puo’ essere rappresentato nel Parlamentarismo perche’ “-ogni uomo normale ha competenza nel gestire i problemi della societa’ e della comunita’ di cui è membro-“.
Il nuovo programma libertario va riformato tenendo presente il più certo dei limiti del capitalismo:“- il limite ecologico che il mondo naturale oppone alla crescita incontrollata-“.
Le decisioni, in ambito comunitario, prese a maggioranza in assemblea popolare. Le soluzioni pratiche che si possono attualizzare per dar voce all’impellenza del cambiamento sono schematicamente : Orticoltura organica, acquacultura, energia da fonti rinnovabili, tecniche compostaggio e riciclo rifiuti, confederazioni di comuni, rifiuto nazionalizzazione imprese, municipalismo libertario, assemblee cittadine, economia basata su sistemi federativi a base regionale, trasporti con veicoli collettivi, attività lavorative diversificate favorenti le inclinazioni personali, produzione improntata alla qualità artigianale, impianti industriali piccoli e polivalentì, sviluppo di strumenti che permettono il risparmio del lavoro e favoriscono il tempo libero.
Nel variegato mondo dell’anarchismo americano Bookchin è figura eminente, ma anche piuttosto isolata rispetto ad altre forme di anarchia più nichiliste come il biocentrismo, che nega l’unicità e la peculiarità della collocazione umana nella natura, oppure l’Anarco- primitivismo,di impronta rousseuiana, che vagheggia il ripudio totale della tecnologia e del linguaggio.
In Bookchin la teleologia, un disegno Divino nel destino umano, è bandita, ma non un’evoluzione verso una crescente differenziazione, complessità, individualità che vede nell’umanità il suo apice. Rivoluzione partecipativa, sviluppo cosciente che, con scelte che, seppur limitate, contengono gli elementi di una libertà. L’umanità è voce potenziale della natura che si fa coscienza di sé, che si autodetermina.
Per Bookchin il biocentrismo svaluta l’attività volontaria dell’uomo e ciò è contraddittorio rispetto al fatto che l’anarchismo è intervento attivo nel mondo. L’etica ecologica afferma che la realtà è sempre formativa, ciò che può essere è altrettanto reale e oggettivo di ciò che è in un dato momento.

Da smaliziati naviganti del xxì secolo non possiamo non notare certe “forzature” intellettuali a cui l’autore sottopone la realtà sociale.
Tralasciando le continue critiche tra le varie anime anarchiche (invero soprattutto di matrice americana), incentrate sul ruolo dell’uomo nel divenire oppure sull’ingenua fiducia nel “mutuo appoggio” di Kropotkiniana memoria, il pensiero di Bookchin ha fortemente
influenzato il Movimento politico del Kurdistan Libero, che ha messo in pratica nelle sue enclaves, pur con le difficolta’ del caso, parte dei suoi dettami, in primis municipalismo e ruolo politico paritario tra uomini e donne.( Il doppio sindaco in alcune citta’ liberate).
Ma cio’ che lascia piu’ perplesso nel nostro Autore, e piu’ in generale nell’Anarchismo, e’ squisitamente filosofico: come e’ possibile tralasciare, nella disamina della genesi delle gerarchie come fattore divisivo uomo-natura, come e’ possibile, dicevo, dimenticare il ruolo del Sacro, inteso non nel senso religioso ma nell’ancor piu’ antico senso del Mistero e della Paura all’alba della cognizione umana, e come e’ possibile tralasciare l’assetto psicologico dell’uomo moderno, quello che chiamiamo Coscienza Individuale?
Paleoantropologia, cognitivismo, linguistica, filosofia del corpo convergono verso un’analisi complessa delle societa’ umane che mancano completamente nell’anarchismo, che pare rimane limitato all’ambito sociologico, pur con lo sforzo che fa rispetto al marxismo che individua nelle classi economiche il nodo del problema. A mio parere anche lo sguardo anarchico e’ miope, riflettendo in Bookchin certe infatuazioni della sua epoca, come quella della messa al bando della gerontocrazia maschile creatrice della prima
frattura sociale gerarchica.

5 pensieri su “La via anarchica di Murray Bookchin

  1. Carmela

    Credo che devi parlare dell’ idealismo di bookchin. Molto solido perché maturato da studi filosofici approfonditi. Che poi è per quello stesso idealismo che l autore mostra i suoi punti di debolezza. Ma non sarò io a dirlo. Carmela .

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  2. Fernando giannini

    QUALCHE PROBLEMA CON BOOKCHIN
    Tutto bene di Bookchin quando si parla di gerarchie, ecologia sociale o forme applicative nel municipalismo libertario, ma é poco condivisibile la sua visione positiva e un po’ fideistica sulla scienza . Credo sia un rimasuglio dell’ illuminismo settecentesco. Daltronde la tradizione anarchica si rifà nella sua radice piu remota ai fondamenti della rivoluzione francese. Ma finché ci riferiamo ad allora é più che giustificata come posizione. Che Bookchin, uomo che ha varcato la soglia del terzo millennio, non approfondisca e non discrimini a sufficienza fra conoscenza e deleteria scienza applicata può essere un motivo non secondario di distanza.
    La generazione degli anni 70 aveva ben compreso il problema. In quegli anni dopo il bagno di “folla” si tornava alla terra e, perlomeno in forma attiva e rinnovata, al recupero delle tradizioni contadine ed artigiane. Erano scelte spesso radicali, sicuramente dei giovani più illuminati. Questi erano consapevoli di lottare in tal modo contro il sistema distruttivo ed egemonico delle scienze applicate e delle tecnologie. E queste scelte erano fatte a costo di abbandonare carriere e studi scentifici . Era chiaro il nemico chi fosse. E questo ancor più quando la sensibilità ecologica era alta. Non c é bisogno di ricordare che l energia nucleare sia di pace che di guerra rappresentava da circa 30 anni l apice della scienza applicata e della tecnologia. Bookchin significava molto per noi giovani di quella generazione ma cedeva su questo punto e cioè che non c é mai una scienza buona quando essa viene applicata. Può esserlo per un periodo ma il potere userà quell avanzamento per i propri fini che sono inderogabilmente sempre i peggiori. Oggi abbiamo guerre con armi terribili, abbiamo ordigni nucleari finali per il pianeta, abbiamo un avvelenamento dell aria e delle acque di superficie perché la chimica ha lavorato bene e ciò vale anche per un pianeta che scoppia di ftalati derivati dalle plastiche e nocivissimi alla salute dei viventi. Le grandi scoperte della sanità sono in particolare in campo interventistico che oggi si avvale di sistemi di visione a sonda che sono stati studiati in origine per fini militari cioè per amazzare il più possibile. Anche l ingegneria sanitaria per protesi e sistemi adiuvanti la mobilità é frutto di enormi risorse che gli stati hanno devoluto, in primis gli stati uniti, nella ricerca per i veterani mutilati. Gli stessi che avevano distrutto un paese come il vietnam del nord. La stessa robotizzazione in campo chirurgico, una delle promesse maggiori nella sanità, é frutto della ricerca militare americana. Serve infatti a sostituire i soldati per ammazzare senza rischio.Anche la creazione del web é avvenuta pro manu militari. Oggi possiamo comunicare da una parte all altra del pianeta con facilità per la presenza di satelliti. Quegli stessi che permettono ai droni in Irak o in altri “teatri” di guerra di piombare su un villaggio ed ammazzare intere famiglie comandati da una mano a 10 mila km di distanza. Una delle cose che non condivido di una parte cospicua della tradizione anarchica é questo salto logico. Molto frequente anche nei dottrinari di quel pensiero. Cioè: è quello stesso potere che si vorrebbe abolire o per lo meno diluire il più possibile che ha prodotto uno sviluppo scientifico che l anarchico di tradizione reputa benefico, quando l avanzamento delle scienze nell ultimo secolo é stato possibile solo per la capacita concentrazionaria di risorse economiche di quello stesso potere tanto odiato. Cioè quando la ricerca scientifica si é fatta complicatissima perché dipendente dalle tecnologie avanzate solo enormi risorse e istituti asserviti al potere potevano reggere. Non era più il tempo dell intuizione di una bella testa pensante che con pochissima tecnologia e qualche buon artigiano scopriva dal telescopio al vaccino di Jenner. Un ulteriore effetto deleterio di questa egemonia scientifico tecnologica é stato sulla psicologia delle masse. Il “dio che é morto ” é stato sostituito da una nuova deita’. Quella del corpo degli scienziati ormai chiamati ovunque a mettere l ultima parola su questioni umane, esistenziali, sociali, insomma tutt altro che scientifiche. Ma il deus scienzologo può sempre entrare a gamba tesa a condannare dal suo pulpito. E noi poveri fedeli di questo nuovo dio accettiamo di buon grado, pena l ostracismo.
    Per finire, che proprio gli anarchici ci siano cascati la dice lunga su quanto possano essere ingenue tante anime belle. Il post anarchismo é dovuto per ciò nascere come una necessità. Quando il semplicismo giacobino ha incontrato nel 900 l’esistenzialismo. É un parere del tutto personale perciò mi fa piacere discuterne. Cioè quando il rispetto delle libertà individuali e quindi l autodeterminazione dell individuo doveva passare da una lotta urlata ad una consapevolezza interiore fatta anche di profondi silenzi. Attraverso cui matura la propria individualità, capacità
    di scelta ed intelligenza personale. L individuo diventa cosi individuo vero e non semplicemente formalizzato in una cornice di pensiero. Sia esso anarchico sia esso liberale. Il post anarchismo da’ qualche speranza per una opposizione radicale all’ egemonia della razionalità.

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  3. massimo

    Rispondo a Carmela dicendole che l’intervento di Fernando e’ esemplificativo:
    “quanto possono essere ingenue tante anime belle” risponde al quesito di quanto
    ogni forma filosofica idealistica possa essere inutile quando cozza in un mondo
    di “fatti”, oggi soprattutto economici, che tanto la fanno sembrare
    un “flatus voci” inconsistente. Gia’ lucidamente Chiaromonte aveva negato ogni
    possibile accesso dell’uomo al Cosmo, in chiave antistoricista e profondamente
    Esistenzialista.
    Sull’intervento dl Fernando apprezzo in toto la prima parte, non condividendone
    parte della seconda che ritengo essere confusa e profondamente luddista.
    Non capisco se i suoi strali siano diretti contro la scienza o esclusivamente
    contro le appilcazioni tecnologiche, pare che il suo ideale di scienziato
    si sia fermato a Galilei o Einstein.
    Bisognerebbe parlare di nuovi paradigmi se si anela a cambiare
    il profondita’ le nostre aggressive societa’, ed in ultimo il ruolo fondamentale
    ,nella genesi delle gerarchie, dei linguaggi umani. Penso ci sia materiale per un successivo contributo,che inquadri con realismo il demonizzato ruolo
    della razionalita’ delle nostre societa’, che io reputo all’opposto essere
    profondamente irrazionali e nichiliste.

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  4. Fernando giannini

    Risposta a massimo. La mia è una posizione essenziale. Guardo osservo e mi faccio un idea. Non ho furori filosofici di quadrature del cerchio. Gli errori e le contraddizioni rendono come diceva pascal più umani e intimi. Dire che la mia posizione è luddista é sbagliato. Serve a chiudere il discorso. Potrei dire che i tre articoli di massimo sono panciticratici allora. E anche lì il discorso sarebbe chiuso. Se dovessi farmi una protesi all anca la farei con i materiali che oggi la tecno offre. E non mi sentirei un verme. Siamo in questo mondo e ne viviamo le conseguenze positive e negative. Ma non per questo dobbiamo smettere di farci un idea sulle cose. Per quanto riguarda la scienza ho sempre parlato di critica alla scienza applicata. Sarebbe stupido attaccare la scienza in quanto tale. Anche nella scorsa riunione l ho ripetuto piu volte. Su questi argomenti sono in ottima compagnia. Ivan Illich Jaques Ellul Nicola Chiaromonte. Sulla tecnologia rimando all anarchismo non violento di Gandhi. Diceva che le tecnologie non devono sfruttaregli esseri viventi. La tecnologia deve perciò essere appropriata cioè alla portata di tutti, compresa dal lavoratore che può cosi porvi rimedio in caso di guasti. Macchine semplici vicine all uomo per la produzione di beni essenziali. Macchine per degli esseri umani ancora padroni della loro vita.

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  5. carmela

    Senza arrivare ai luddisti ci sono esperienze comunitarie in giro per l’ Europa, alcune le ho visitate, dove la coerenza è più semplice da mettere in pratica. Sono stata tanti anni fa sui pirenei, la comunità dell’ Arca. Mi son trovata molto bene anche se l’ inverno era duro. Anche i vestiti erano prodotti in autarchia, con canapa coltivata da loro e lana delle pecore. Erano transreligiosi, molto fra gandhismo e cristianesimo. C’ era molta disciplina. In questo erano diversi dalle comuni a cui eravamo abituati e che si sfasciarono nel giro di pochi anni. L’ Arca aveva un ‘altra entrata alle cose. Erano non violenti attivi, partecipavano a tutte le iniziative contro la guerra, gli armamenti nucleari etc ma la loro ricerca era anche religiosa, senza vincoli particolari. A differenza delle comuni che erano fondate su basi libertarie e materialistiche l ‘Arca si spingeva oltre. Parlo al passato ma credo sia un esperienza ancora viva.
    saluti Carmela

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